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Intervista al Prof. DAVID TZURIEL

LA VALUTAZIONE DINAMICA DELLE ABILITA' COGNITIVE 

di Riccardo Mazzeo

 

 

(tratto da: Nuove tendenze della psicologia - vol.2 n.3 – dicembre 2004)

"Incontro il professor David Tzuriel * alle 13 del 23 novembre 2004 al Milano Meeting, dove sta tenendo un corso di formazione, "Valutazione del potenziale di apprendimento", organizzato dall’Associazione "Connessioni" che ha avuto un ruolo chiave nella pubblicazione dell’ultimo libro di Tzuriel La valutazione dinamica delle abilità cognitive (Trento, Erickson, 2004). Ieri ha tenuto una lezione al dipartimento di psicologia dell’università di Milano Bicocca, questa sera presenterà il suo libro insieme a me e al direttivo di Connessioni alla Casa della Cultura di Milano, domattina terrà un nuovo seminario… non si risparmia di certo, Tzuriel, e mi dà l’impressione che tutta questa energia sia in parte innata, in parte alimentata dalla consapevolezza dell’importanza del suo lavoro per la psicologia e l’educazione". (di Riccardo Mazzeo)

Professor Tzuriel, che cos’è la valutazione dinamica?
E’ un nuovo paradigma per valutare e ampliare le capacità della mente umana. E’ una modalità privilegiata per consentire ai bambini di pervenire a un livello anche molto astratto di pensiero attraverso la mediazione di un adulto o di un pari più competente. Rappresenta la disconferma e il superamento degli stadi di sviluppo di Piaget perché si basa non sulla performance manifesta, bensì sul potenziale di apprendimento che può essere attivato andando a lavorare nella "zona di sviluppo prossimale", quella che resterebbe misconosciuta se ci si limitasse a registrare le prestazioni di una persona senza aiutarla a trascendere i propri limiti. Del resto, anche gli adulti possono migliorare le proprie abilità se ricevono una qualche forma di mediazione.

Nel Suo libro Lei scrive di aver rilevato che il quoziente intellettivo di circa il 50% dei bambini non riusciva a predire né la velocità di apprendimento né il grado di transfer. Quali sono le implicazioni di tale carenza predittiva dei test statici?
Non userei un’espressione come "carenza predittiva dei test statici". Il mio collega Carl Haywood ha detto che il problema non consiste in ciò che i test standardizzati fanno, perché lo fanno molto bene, ma in ciò che non fanno. Essendo basati sul rendimento, è evidente che i test standardizzati riescono bene a predirlo, ma non sono invece dei buoni indicatori del potenziale di apprendimento, perché le differenze individuali di rendimento non sono soltanto il prodotto di attitudini diverse, ma anche un insieme di altre variabili influenti come la competenza linguistica, la rilevanza e la sofisticazione culturale, l’atteggiamento nei confronti dell’apprendimento, la motivazione ad apprendere e lo sviluppo differenziale degli strumenti cognitivi per l’apprendimento. Non capirò mai cosa spinga gli psicologi a voler essere degli indovini. E’ una magra consolazione sapere che i nostri test riescono a predire accuratamente che un dato bambino avrà uno scarso rendimento scolastico. Ci sono numerose fonti da cui provengono le informazioni predittive. Noi abbiamo bisogno, invece, di strumenti e di approcci che ci dicano come vanificare queste vere e proprie predizioni! Ecco perché lavoro da più di vent’anni alla valutazione dinamica, perché permette di aiutare ad apprendere sia quel 50% di bambini di cui i test convenzionali non sanno leggere la velocità di apprendimento e la capacità di generalizzazione a contesti diversi, sia il restante 50% di questi bambini che con ogni probabilità mancano drammaticamente delle esperienze di mediazione che li avrebbero, chi più chi meno, salvati dall’insuccesso cronico.

 

 

 

Ho saputo che Lei aveva scelto la Erickson, come editore italiano, dopo aver rilevato scorrendo il nostro Catalogo che avevamo pubblicato la traduzione italiana dei libri di suoi colleghi che rivestono un ruolo molto importante nella "rivoluzione copernicana" che sta interessando il concetto di intelligenza, come Robert J. Sternberg. Ho anche notato che nel Suo libro cita l’articolo di Grigorenko e Sternberg Dynamic Testing del ’98, quindi suppongo conosca le opere di Sternberg che abbiamo pubblicato noi, come Le tre intelligenze e Stili di pensiero. C’è poi un passo della Sua prefazione, laddove lamenta la ancora scarsa diffusione nel mondo della valutazione dinamica, in cui scrive che "la ragione potrebbe essere legata alla determinazione e percezione teorica dell’intelletto umano come entità relativamente stabile". Forse ha letto il libro che abbiamo pubblicato di Carol Dweck Teorie del Sé, in cui si insiste sull’intelligenza come qualcosa di ampiamente modificabile e si sottolinea l’importanza di averne una teoria "incrementale" per trarne i maggiori benefici.
Robert Sternberg e io siamo amici e resto ogni anno più sorpreso dalla quantità di ricerca e di pubblicazioni che riesce a fare con Elena Grigorenko e il suo nutritissimo team a Yale. Sono del pari d’accordo sull’importanza di avere una teoria incrementale dell’intelligenza e torno a insistere sull’imprescindibilità della mediazione. La valutazione dinamica è creativa e sollecita i diversi tipi di intelligenza e gli svariati stili di pensiero identificati da Sternberg, ma al di là delle modalità di applicazione, che sono molto specifiche e vengono descritte in dettaglio nel libro, in questa sede mi preme elencare alcune condizioni indispensabili per la sua attuazione: la mediazione deve essere intenzionale e motivante; deve essere significativa e simbolicamente pregnante perché il bambino vi risponda con una reciprocità piena; deve essere "trascendente", nel senso che non può limitarsi alla trasmissione di informazioni se si desidera che venga internalizzata e generalizzata dal bambino. La mediazione avviene sia a livello molecolare, come quando si va a somministrare il Test di modificabilità del pensiero analogico o il Test di modificabilità del pensiero seriale, sia a livello molare, come nella trasmissione culturale da una generazione all’altra. L’infrastruttura delle diverse culture è la medesima, ciò che conta è l’atto intenzionale del genitore che con la sua mediazione non fornisce al figlio soltanto una serie di conoscenze, ma anche e soprattutto un Sé solido che dovrà poi essere in grado di apprendere e vivere autonomamente. Oggigiorno assistiamo troppo spesso all’abdicazione ai propri compiti di mediazione da parte dei genitori che, completamente assorbiti dalle loro carriere professionali, trascurano di passare un tempo sufficiente con i figli, accontentandosi di dare loro un benessere economico che di per se stesso non basta affatto.

Professore, nella mission della Erickson è molto vivo l’impegno per fornire alla readership strumenti di mediazione che favoriscano l’apprendimento. Lei è l’erede di Vygotskij e avrà notato fra i nostri libri Vygotskij nella classe di Lisbeth Dixon-Krauss. Ci sono i libri di Dario Ianes sulle difficoltà di apprendimento e quelli di Cesare Cornoldi e del suo Gruppo MT sulla metacognizione e sulle strategie di apprendimento, i testi "cardinali" di Albert Bandura e Gian Vittorio Caprara sull’autoefficacia, i test dell’autostima, ecc. Ultimamente, però, ha fatto la sua comparsa una nuova area tematica che ci sembra preziosissima: il potere terapeutico e educativo del raccontare storie ai bambini. Abbiamo così cominciato a tradurre le opere di Margot Sunderland, la direttrice dell’Institute for Arts in Therapy and Education di Londra, e a pubblicare una serie di storie e fiabe di psicologi italiani (la cosiddetta "narrativa psicologicamente orientata") che, attraverso il linguaggio indiretto, immaginifico e metaforico che i bambini prediligono e che talvolta è l’unica modalità di accesso che abbiamo nei loro confronti, può aiutare i bambini a superare traumi e momenti di impasse che potrebbero bloccare la loro crescita emotiva. Abbiamo anche in cantiere due libri con Boris Cyrulnik, il presidente dell’Osservatorio internazionale della resilienza che ha sede a Parigi. Quando Lei parla di mediazione intende anche questi aspetti?
Naturalmente sì. I test che ho costruito sono "cognitivi" perché è più semplice ideare uno strumento che permetta di verificare ciò che avviene fra il pre-test e il post-test grazie alla mediazione, ma quest’ultima dovrebbe sempre tener conto degli aspetti emotivi e simbolici. Mio padre era nato nello Yemen, che era tecnologicamente arretrato, ma era un uomo nobile e ansioso di imparare e di ottimizzare sia il suo sviluppo, finanche in quella situazione sfavorevole, sia quello di noi figli. Il suo amore per l’apprendimento ci è stato trasmesso in tutta la sua pregnanza e anche oggi, nelle situazioni avverse, è vivo in me il suo modello di mediazione che mi ha trasmesso un forte sistema di valori a cui posso sempre fare riferimento: è questo ciò che io intendo per resilienza.



* DAVID TZURIEL: Psicologo, è un esperto di valutazione dinamica. È professore alla Bar Ilan University (Israele) ed è stato presidente della International Association for Cognitive Education and Psychology (IACEP).




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